Tra i tanti servizi di Google che utilizziamo Google Alert è sicuramente uno dei più interessanti.
Grazie a questo servizio è possibile essere avvisati ogni volta che ci sono novità tra i risultati di una determinata ricerca.
In questo modo diventa facile tenere sotto controllo un argomento, sapere come e quando se ne parla nel web, monitorare gli sviluppi di una notizia o ricevere le ultime novità su un evento, un prodotto o una persona.
E’ possibile scegliere la frequenza degli avvisi – giornaliera, settimanale e occasionale, cioè solo quando ci sono novità – e anche il campo di ricerca, se in tutto il Web, tra i blog, tra i gruppi o solo tra le ultime notizie. In questo modo il monitoraggio di una certa chiave di ricerca – il proprio nome o quello della propria azienda, ad esempio – viene completamente automatizzato.
Non è più necessario cercare quella determinata parola ogni volta che siamo curiosi, ma sarà Google ad avvisarci quando quella parola appare nei risultati di ricerca inviandoci una email in formato HTML o in formato testuale.
Google Alert consente di creare più avvisi e per ognuno scegliere la frequenza e il campo di ricerca. Inoltre, trattandosi di chiavi di ricerca, è possibile usare anche gli operatori normalmente utilizzati su Google come and, or, gli apici o altri simboli come -, ~ o *. Per chi poi preferisse ricevere gli alert non via mail ma via feed il servizio consente di creare un feed per ogni ricerca.
Altri servizi simili sono Social Mention (ricerche sociali in tempo reale), ListiMonkey e TweetAlarm (monitoraggio su Twitter).
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Uno dei motivi del successo di WordPress è sicuramente la sua grande versatilità. Nata come semplice piattaforma per i blog è diventato negli anni un vero e proprio CMS, le cui possibilità non si limitano al blogging, soprattutto grazie ai numerosi plugin che espandono le potenzialità di questa ottima piattaforma.
Soprattutto in mani esperte WordPress può essere utilizzato per siti semplici e complessi, siti personali, siti aziendali, photoblog, siti e-commerce, siti di recensioni di prodotti, social network, forum o news aggregator.
In questo sito vengono indicati 10 modi alternativi di usare WordPress, dove per “alternativi” si intende alternativi ai blog o ai siti tradizionali.
Anche noi per alcuni progetti (per il nostro sito, ad esempio) abbiamo scelto di utilizzare WordPress, un sistema che apprezziamo per le notevoli possibilità di personalizzazione e l’integrazione con numerosi servizi SEO.
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Quello dell’e-commerce è un mercato sempre in crescita eppure sempre molto delicato. I rischi sono molti, soprattutto se, abbagliati dalle potenzialità del commercio elettronico, non si programma con attenzione la propria attività e non si tiene conto degli errori da evitare. Per questo tipo di attività non esiste un vero e proprio “momento giusto” ma piuttosto un “modo giusto”.
E-commerce in EuropaSecondo una ricerca del Centre for Retail Research per conto di Kelkoo (il sito di comparazioni di prodotti e servizi) le vendite on line sono salite in Europa del 22% nel 2009 e dovrebbero salire del 19,6% nel 2010. In Francia, Gran Bretagna e Germania le vendite dei siti e-commerce continuano a salire (addirittura del 33% in Francia) confermando quella che sembra essere una nuova tendenza europea.
Ma in Italia?Il nostro paese invece risulta agli ultimi posti di questa classifica. Se in Gran Bretagna l’e-commerce ha toccato il 9,5% delle vendite totali, dalle nostre parti le cose vanno molto diversamente. In Italia la stessa percentuale si ferma a un triste 0,8%. Quali sono i motivi di questo incredibile divario?
Come abbiamo già notato in altri post sulla realizzazione dei siti e-commerce e sulla sicurezza nelle vendite on line, l’Italia subisce soprattutto i danni legati alla diffidenza, spesso motivata e giustificata. Secondo quanto emerge dalla ricerca sopra citata in Italia (come in Spagna, ferma all’1%) manca un sistema di consegne rapido, affidabile ed efficace.
Le notizie quasi quotidiane di pacchi smarriti, danneggiati o arrivati con forti ritardi di certo non aiutano lo sviluppo del commercio elettronico. In più, rispetto a paesi come la Francia, la Gran Bretagna o gli USA, in Italia la cultura della vendita a distanza è sicuramente meno diffusa.
Diffusione dell’e-commerce, diffusione della banda larga
Sempre secondo la ricerca commissionata da Kelkoo un’altra differenza che spiega l’arretratezza del nostro paese rispetto alle altre nazioni europee è quella che riguarda la scarsa diffusione della banda larga. La media dice che il 64% delle case europee è connessa alla Rete, ma in alcune nazioni del nord Europa si arriva perfino all’80%. In Gran Bretagna – ai primi posti per la diffusione dell’ecommerce, come abbiamo visto – il 71% dei cittadini hanno accesso a internet.
Nei paesi dove le vendite on line sono meno diffuse sono gli stessi dove è meno diffusa anche la banda larga, tra il 47% e il 51%. Purtroppo tra questi, come sappiamo, c’è anche l’Italia.
Per questi motivi, vista la situazione, il momento giusto per aprire un sito e-commerce esiste solo se si è intenzionati a farlo in modo serio e preparato, affidandosi a esperti che garantiscano sicurezza e affidabilità. Offrire prezzi vantaggiosi non basta. Per conquistare la fiducia dei clienti bisogna puntare soprattutto sulla sicurezza e sulla semplicità dell’interazione tra l’utente e il sito.
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La concentrazione è fondamentale durante il lavoro, soprattutto se si tratta di un lavoro creativo che richiede un notevole impegno mentale, come può essere la scrittura o la programmazione (non c’è grande differenza). Lavorare in un posto tranquillo, senza eccessive distrazioni, significa lavorare meno ma allo stesso tempo aumentare la propria produttività.
Gli americani usano l’espressione entrare nella zona o essere nella zona, dove la “zona” è un luogo della mente, quella situazione ideale in cui si dà il meglio perché si è al massimo della concentrazione.
In italiano potremmo definirlo “il flusso”, così come venne definito dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi. E’ un concetto utilizzato molto spesso nello sport, soprattutto negli sport in cui concentrarsi è determinante per ottenere dei risultati, come nell’apnea, e in generale in tutti i lavori che richiedono concentrazione e impegno intellettuale.
Il programmatore Joel Spolsky, autore del libro “Joel e il software”, parla spesso di questa condizione ottimale e delle difficoltà nell’ottenerla. Lavorare con Skype e chat sempre aperte, Facebook, Twitter e le ultime notizie che scorrono nello schermo, il telefono che squilla ogni due minuti e un collega che ci mostra divertito video di Youtube, significa non entrare mai nella “zona”, non concentrarsi mai, col risultato di lavorare molto di più.
Dice Joel:
Arrivo in ufficio, giro intorno, controllo la mail ogni 10 secondi, leggo cose su internet, faccio cose che non richiedono sforzi come pagare le ricevute della mia carta di credito. Ma rientrare nel flusso per scrivere codice semplicemente non mi riesce. Questo attacco di mancanza di produttività di solito dura un giorno o due. Ma ci sono stati momenti nella mia carriera di programmatore in cui ho passato settimane senza essere capace di terminare nulla. Come dico di solito, non sono nel flusso. Non sono nella zona. Non sono da nessuna parte.
Della scarsa concentrazione e dei danni delle distrazioni Joel parla anche nel suo articolo dedicato al miglioramento della produttività nei gruppi di programmatori “Il Test Joel: codice migliore in 12 passi”:
Il problema è che entrare “nella zona” non è facile. Se cerchi di misurarlo, sembra che ci vogliano in media 15 minuti per iniziare a lavorare al massimo della produttività. A volte, se sei stanco o hai già fatto molto lavoro creativo quel giorno, proprio non riesci a entrare nella zona e passi il resto della giornata lavorativa a cazzeggiare, leggendo il web, giocando a Tetris.
L’altro problema è che è molto facile essere scagliati fuori dalla zona. Rumore, telefonate, la pausa pranzo, dover guidare 5 minuti per andare a prendere un caffè da Starbucks, interruzioni da parte di colleghi – soprattutto interruzioni da parte dei colleghi – sono tutte cose che ti scagliano fuori dalla zona. Se un collega ti chiede qualcosa interrompendoti per 1 minuto, ma così facendo ti butta fuori dalla zona così tanto che ti ci vuole mezz’ora per ritornare produttivo, la tua produttività complessiva ha seri problemi.
Se lavori in un ambiente rumoroso tipo cortile come quello che piace tanto alle dotcom caffeinate, con esperti di marketing che urlano al telefono accanto ai programmatori, la produttività crollerà perché i lavoratori intellettuali vengono interrotti in continuazione e non entrano mai nella zona.
(da Il Test Joel: codice migliore in 12 passi, di Joel Spolsky)
Riuscire a concentrarsi al meglio significa produrre di più, ma soprattutto, cosa molto più importante, significa lavorare meno e avere più tempo per dedicarsi ad altre attività. Joel racconta di un suo collega della Microsoft che lavorava solo dalle 12 alle 17, meno il tempo del pranzo, ma che produceva molto al di sopra della media. A differenza di altri che passavano la giornata intera davanti allo schermo – e producevano meno – lui riusciva semplicemente a concentrarsi. Ma come entrare in questa famosa zona?
Lasciate perdere metodi magici e trucchi pseudo-psicologici venduti a caro prezzo: solitamente per concentrarsi bastano solo un po’ di impegno e di buon senso. Non sono per forza necessari yoga o meditazione (ma aiutano se vi piace farli) e probabilmente ognuno di noi può trovare il proprio metodo senza che glielo debba insegnare qualcuno.
Alcune persone ad esempio riescono a concentrarsi ascoltando della musica, naturalmente con le cuffie. Matt Mullenweg, il programmatore creatore di WordPress, quando programma tiene spenti tutti i programmi di chat ed email e ascolta musica, soprattutto jazz. Matt spiega che quando è realmente concentrato arriva a sentire lo stesso pezzo anche centinaia di volte. Naturalmente se non vi piace il jazz potete provare con un altro genere. E se non vi piace la musica potete provare un altro metodo per concentrarvi durante il lavoro.
Alcuni pensano che le distrazioni andrebbero viste come utili stimoli esterni che possono influire positivamente nel lavoro che si sta svolgendo. Secondo questa teoria isolarsi dal contesto in cui ci si trova vuol dire fossilizzarsi e perdere gli stimoli che il caso e la realtà circostante ci regalano.
Secondo questi ottimisti un’intuizione brillante, la soluzione perfetta per il problema che non riusciamo a risolvere da ore, potrebbe arrivare da Facebook o dal collega che ride come un matto guardando dei Lolcat a due metri da noi.
In realtà sappiamo che questo accade molto raramente. Nella maggior parte dei casi di tratta semplicemente di inutili distrazioni che fermano in continuazione la nostra concentrazione e che non ci permettono mai di entrare nella tanto agognata “zona”. Il risultato come abbiamo visto è quello di produrre meno, lavorare di più e soprattutto avere meno tempo per fare altro. Come ad esempio ridere guardando i Lolcat.
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La prima domanda che bisognerebbe farsi quando si decide di aprire un blog aziendale è la più naturale di tutte: perché? E subito dopo: è davvero necessario? A chi serve? Dopo aver risposto a queste domande si può sviluppare una seria strategia dei contenuti, tenendo conto che un blog aziendale è utile e anzi necessario soltanto se si ha veramente qualcosa da dire.
Essere interessanti, essere utili
Come già sottolineato nel post Blog aziendale: serve oppure no? in molti casi il blog viene aperto dalle aziende con l’idea di “comunicare con i clienti in un modo diverso”. E questo va bene. Ma non è importante solo il “come” comunicare, ma anche e soprattutto il cosa. Se non avete nulla di utile e interessante da dire al cliente potrete provare a dirlo con un blog, con i social network, con un megafono o con i segnali di fumo ma il risultato sarà sempre lo stesso. Cioè nessuno. Se il vostro sito non è utile ai clienti, non lo sarà nemmeno a voi.
Avere qualcosa da dire…
In uno spazio web informale e interattivo – come può essere il blog – gli utenti si aspettano di trovare qualcosa di diverso da una banale presentazione dei propri servizi e uno spudorato invito ad utilizzarli. Aprire il blog aziendale per dire ai propri clienti che i vostri prodotti sono i migliori del mondo e che dovrebbero assolutamente comprarli, ha veramente poco senso. Quello che invece si aspettano è di trovare delle informazioni utili legate alla vostra attività – la vostra storia, i problemi che affrontate, i successi – e più in generale al settore della vostra attività, nel quale, si presuppone, voi e i vostri collaboratori siate preparati.
…e dirlo nel modo giusto
Una pubblicazione regolare, approfondita, chiara e ben scritta è fondamentale per un blog aziendale che vuole essere qualcosa di più della versione elettronica di un banale depliant pubblicitario. Ma se la vostra azienda non ha le persone o il tempo per gestirlo e tenerlo aggiornato? Nel nostro servizio di strategia di contenuti ci occupiamo appunto di questo. Affianchiamo l’azienda nella scelta dei temi e dei testi e ci occupiamo della gestione dei contenuti, in modo da garantire una comunicazione efficace, regolare e di qualità, tenendo conto della vostra immagine e del vostro target di riferimento.
Ma quali sono i motivi per cui è utile aprire un blog aziendale?
Stabilire un dialogo
Innanzitutto per comunicare con i clienti. Ma davvero. Ricevere critiche, domande e commenti pubblici è una grande occasione per stabilire un vero dialogo. Se però il commento del cliente resta senza risposta potete anche chiudere il blog e tornare nel vostro ufficio a spedire newsletter pubblicitarie. Il dialogo dev’esserci e dev’essere reale.
Diventare un punto di riferimento
Come già detto il blog dev’essere utile. Quindi vanno bene notizie e comunicati aziendali, ma bisogna generare soprattutto contenuti interessanti, approfonditi e originali. L’autorevolezza va dimostrata e conquistata. L’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento nel proprio settore.
Aumentare la visibilità
Contenuti di qualità portano traffico di qualità. Mostrare il dietro le quinte della vostra attività, rispondere ai clienti e fornire informazioni utili vuol dire aumentare la popolarità e di conseguenza la visibilità del proprio sito e della propria azienda. In questo senso il blog aziendale, se utile agli utenti, di conseguenza diventa utile anche alla vostra azienda.
WordPress è ormai uno dei CMS più noti e uno dei suoi punti di forza sono sicuramente i numerosi plugin. Quelli che elenchiamo in questo post probabilmente sono alcuni dei plugin migliori, sicuramente sono tra i più popolari, ma soprattutto sono quelli che utilizziamo e che ci sentiamo di consigliare. Ne seguiranno altri in futuro, più o meno noti.
10 plugin di WordPress consigliati
1) Google XML sitemaps. Comodissimo plugin che genera la sitemap e avvisa i motori di ricerca (Google, Bing, Ask e Yahoo) delle modifiche al vostro sito.
2) Wp-db-backup. Effettua un backup automatico del database del sito per non perdere i propri dati.
3) Nextgen Gallery. Sistema per gestire e integrare album e gallerie fotografiche. Sicuramente uno dei più completi e migliori nel suo genere, se non il migliore, e da sempre uno dei plugin per WordPress più scaricati.
4) Add to any. Come sappiamo condividere è una delle parole chiavi di quest’era. Questo plugin aggiunge in tutte le pagine del sito un bottone che consentierà agli utenti di condividere i post con centinaia di servizi di social bookmarking o altro.
5) Gd star rating. Plugin che permette agli utenti di votare i post e agli amministratori del sito di gestire le statistiche delle votazioni. Utile e divertente, ma soprattutto molto personalizzabile.
6) Wp polls. Sempre in tema di votazioni, questo plugin realizzato in AJAX genera sondaggi e permette agli utenti di votare e vedere i risultati senza dover ricaricare la pagina.
7) WordPress.com Stats. Plugin per le statistiche del proprio sito realizzato dal team di WordPress, permette di monitorare il proprio sito (numero di accessi, referrer, pagine più viste ecc.) senza uscire dalla dashboard di WordPress. Mai più senza.
8) AdRotate. Gestione dei banner pubblicitari per i siti realizzati con WordPress. Comodo, semplice e abbastanza completo.
9) WordPress related posts. Un utente che ha trovato interessante un tuo post potrebbe trovarne interessante anche altri. Questo plugin, uno dei tanti nel suo genere, ma sempre valido, fa appunto questo: genera e segnala automaticamente i “post simili”.
10) Askimet. Sbagliato darlo per scontato, anche se praticamente lo è, dato che si trova di default quando si installa WordPress. Askimet è un plugin fondamentale che si occupa di fermare gli attacchi di spam nei commenti. Funziona come il filtro antispam delle caselle email e per attivarlo è sufficiente la chiave API, recuperabile dopo l’iscrizione a WordPress.