Posts Tagged ‘programmazione’

Lavorare meno e produrre di più: come entrare nella Zona

martedì, febbraio 9th, 2010

445533 Lavorare meno e produrre di più: come entrare nella ZonaLa concentrazione è fondamentale durante il lavoro, soprattutto se si tratta di un lavoro creativo che richiede un notevole impegno mentale, come può essere la scrittura o la programmazione (non c’è grande differenza). Lavorare in un posto tranquillo, senza eccessive distrazioni, significa lavorare meno ma allo stesso tempo aumentare la propria produttività.

Gli americani usano l’espressione entrare nella zona o essere nella zona, dove la “zona” è un luogo della mente, quella situazione ideale in cui si dà il meglio perché si è al massimo della concentrazione.

In italiano potremmo definirlo “il flusso”, così come venne definito dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi. E’ un concetto utilizzato molto spesso nello sport, soprattutto negli sport in cui concentrarsi è determinante per ottenere dei risultati, come nell’apnea, e in generale in tutti i lavori che richiedono concentrazione e impegno intellettuale.

Sprecare tempo e “non essere da nessuna parte”

Il programmatore Joel Spolsky, autore del libro “Joel e il software”, parla spesso di questa condizione ottimale e delle difficoltà nell’ottenerla. Lavorare con Skype e chat sempre aperte, Facebook, Twitter e le ultime notizie che scorrono nello schermo, il telefono che squilla ogni due minuti e un collega che ci mostra divertito video di Youtube, significa non entrare mai nella “zona”, non concentrarsi mai, col risultato di lavorare molto di più.

Dice Joel:

Arrivo in ufficio, giro intorno, controllo la mail ogni 10 secondi, leggo cose su internet, faccio cose che non richiedono sforzi come pagare le ricevute della mia carta di credito. Ma rientrare nel flusso per scrivere codice semplicemente non mi riesce. Questo attacco di mancanza di produttività di solito dura un giorno o due. Ma ci sono stati momenti nella mia carriera di programmatore in cui ho passato settimane senza essere capace di terminare nulla. Come dico di solito, non sono nel flusso. Non sono nella zona. Non sono da nessuna parte.

apnea Lavorare meno e produrre di più: come entrare nella ZonaDella scarsa concentrazione e dei danni delle distrazioni Joel parla anche nel suo articolo dedicato al miglioramento della produttività nei gruppi di programmatori “Il Test Joel: codice migliore in 12 passi”:

Il problema è che entrare “nella zona” non è facile. Se cerchi di misurarlo, sembra che ci vogliano in media 15 minuti per iniziare a lavorare al massimo della produttività. A volte, se sei stanco o hai già fatto molto lavoro creativo quel giorno, proprio non riesci a entrare nella zona e passi il resto della giornata lavorativa a cazzeggiare, leggendo il web, giocando a Tetris.

L’altro problema è che è molto facile essere scagliati fuori dalla zona. Rumore, telefonate, la pausa pranzo, dover guidare 5 minuti per andare a prendere un caffè da Starbucks, interruzioni da parte di colleghi – soprattutto interruzioni da parte dei colleghi – sono tutte cose che ti scagliano fuori dalla zona. Se un collega ti chiede qualcosa interrompendoti per 1 minuto, ma così facendo ti butta fuori dalla zona così tanto che ti ci vuole mezz’ora per ritornare produttivo, la tua produttività complessiva ha seri problemi.

Se lavori in un ambiente rumoroso tipo cortile come quello che piace tanto alle dotcom caffeinate, con esperti di marketing che urlano al telefono accanto ai programmatori, la produttività crollerà perché i lavoratori intellettuali vengono interrotti in continuazione e non entrano mai nella zona.

(da Il Test Joel: codice migliore in 12 passi, di Joel Spolsky)

Lavorare meno, produrre di più

Riuscire a concentrarsi al meglio significa produrre di più, ma soprattutto, cosa molto più importante, significa lavorare meno e avere più tempo per dedicarsi ad altre attività. Joel racconta di un suo collega della Microsoft che lavorava solo dalle 12 alle 17, meno il tempo del pranzo, ma che produceva molto al di sopra della media. A differenza di altri che passavano la giornata intera davanti allo schermo – e producevano meno – lui riusciva semplicemente a concentrarsi. Ma come entrare in questa famosa zona?

Lasciate perdere metodi magici e trucchi pseudo-psicologici venduti a caro prezzo: solitamente per concentrarsi bastano solo un po’ di impegno e di buon senso. Non sono per forza necessari yoga o meditazione (ma aiutano se vi piace farli) e probabilmente ognuno di noi può trovare il proprio metodo senza che glielo debba insegnare qualcuno.

Alcune persone ad esempio riescono a concentrarsi ascoltando della musica, naturalmente con le cuffie. Matt Mullenweg, il programmatore creatore di WordPress, quando programma tiene spenti tutti i programmi di chat ed email e ascolta musica, soprattutto jazz. Matt spiega che quando è realmente concentrato arriva a sentire lo stesso pezzo anche centinaia di volte. Naturalmente se non vi piace il jazz potete provare con un altro genere. E se non vi piace la musica potete provare un altro metodo per concentrarvi durante il lavoro.

Le distrazioni sono utili?

happy lolcat Lavorare meno e produrre di più: come entrare nella ZonaAlcuni pensano che le distrazioni andrebbero viste come utili stimoli esterni che possono influire positivamente nel lavoro che si sta svolgendo. Secondo questa teoria isolarsi dal contesto in cui ci si trova vuol dire fossilizzarsi e perdere gli stimoli che il caso e la realtà circostante ci regalano.

Secondo questi ottimisti un’intuizione brillante, la soluzione perfetta per il problema che non riusciamo a risolvere da ore, potrebbe arrivare da Facebook o dal collega che ride come un matto guardando dei Lolcat a due metri da noi.

In realtà sappiamo che questo accade molto raramente. Nella maggior parte dei casi di tratta semplicemente di inutili distrazioni che fermano in continuazione la nostra concentrazione e che non ci permettono mai di entrare nella tanto agognata “zona”. Il risultato come abbiamo visto è quello di produrre meno, lavorare di più e soprattutto avere meno tempo per fare altro. Come ad esempio ridere guardando i Lolcat.

L’importanza delle checklist

giovedì, febbraio 4th, 2010

checklist1 225x300 Limportanza delle checklistThe Check-list Manifesto è un libro di Atul Gawande dedicato all’importanza delle checklist, ovvero le liste di controllo utilizzate in progetti, documenti, manuali e siti internet. Atul Gawande definisce le checklist delle “reti cognitive” che vengono in aiuto di fronte a un eccesso di informazioni e in generale alla complessità del mondo.

Spuntare gli elementi di una checklist è un’azione che prima o poi abbiamo fatto tutti, utilissima quando si deve prestare attenzione a una serie di attività da portare a termine (le cosiddette “to do list”, la lista delle cose da fare) o quando si deve semplicemente leggere un elenco di informazioni che altrimenti tenderemmo a ignorare, con il risultato di perdere tempo o di far perdere tempo a qualcun altro.

Ad esempio nei servizi di assistenza on line vengono spesso chieste delle informazioni utili alla risoluzione del problema. Nel caso di assistenza informatica dovrete inserire i dati riguardanti il computer utilizzato, l’hardware e il sistema operativo in uso, e magari anche gli applicativi installati. Capita però che gli utenti non inseriscano tutte le informazioni richieste. Una check-list è anche in questo caso la soluzione ideale.

checklist Liste di controllo per chi lavora nel web

to do list nothing1 300x225 Limportanza delle checklistIn ambito medico, o in altre situazioni in cui saltare un passaggio è troppo rischioso (pensiamo al pilota di un aereo), le checklist vengono in aiuto alle persone nell’eseguire una serie di compiti nel giusto ordine, senza tralasciare alcun passaggio.

Ma avere una lista di azioni da spuntare è fondamentale per non perdersi nel flusso di informazioni anche quando si porta avanti un progetto che, per quanto complesso, non comporta rischi eccessivi – quantomeno non in termini di vite umane – come ad esempio può essere la progettazione di un sito internet o la programmazione di complesse applicazioni per il web.

In questo post del 2009 di Smashing Magazine vengono proposte diverse utilissime checklist per grafici, programmatori e web-designer. Si tratta di questionari e liste di controllo per rendere il processo di progettazione più semplice e organizzato: checklist per la fase precedente al lancio di un sito, checklist per la grafica, il codice HTML, i CSS e in generale tutti gli aspetti che riguardano il design di un sito web, ma anche checklist sull’usabilità, l’accessibilità e l’ottimizzazione SEO di un sito. Una checklist utile in questo senso è anche la nostra lista di cose da fare per evitare che un sito sembri vecchio.

Libri, programmazione e web

martedì, gennaio 12th, 2010

Home Photo books1 257x300 Libri, programmazione e webNonostante la sempre maggiore diffusione di siti web con corsi e manuali on line di programmazione, avere in casa un libro, una vera e propria guida cartacea da acquistare e consultare, resta ancora la scelta di molti appassionati, sia esperti, sia neofiti.

Ad alcuni potrà sembrare strano lavorare con uno dei simboli della modernità come Internet – che ha comunque più di 50 anni, ricordiamolo! – utilizzando un oggetto così antico come il libro (le prime pergamene sono del II secolo a.C.). Eppure avere una guida da consultare, dove prendere appunti e segnare pagine, da tenere vicino al computer mentre si studia e lavora, resta un’abitudine irrinunciabile per milioni di tecnici e di appassionati di programmazione.

In particolare i libri sulla programmazione web in questi anni si sono sempre più diffusi nelle librerie, on line e non. Veri e propri “instant book”, apparsi poco tempo dopo la diffusione di un nuovo linguaggio o una nuova tecnica.

Che animale è il Javascript? Un rinoceronte

Nella nostra sezione dedicata ai libri consigliati abbiamo inserito diversi titoli che abbiamo apprezzato, dedicati ai linguaggi e alle tecniche più diffuse in questi anni e in generale alla programmazione e sviluppo software, di cui ci occupiamo. Guide al Flash, ai CSS o allo sviluppo di siti Web 2.0 con PHP e Ajax, comprese le famosissime guide ai linguaggi di programmazione della casa editrice americana O’Reilly, specializzata proprio in libri sull’informatica.

549c9 learningJavascript1 228x300 Libri, programmazione e webI libri della O’Reilly – che ha iniziato con manuali per Unix – sono molto noti nell’ambiente ma anche da chiunque sia passato almeno una volta per caso vicino allo scaffale dedicato all’informatica in una grossa libreria.

I libri della O’Reilly infatti sono facili da riconoscere perché tradizionalmente hanno un animale raffigurato sulla copertina, caratteristica che è diventata talmente nota da aver portato perfino alla nascita di un generatore di copertine in stile O’Reilly – O’Reilly Maker – dove è possibile creare la propria copertina scegliendo l’animale e il titolo. Naturalmente questa è diventata presto una mania del web: qui potete vedere alcuni esempi. E così si passa da Internet al libro, per poi tornare di nuovo a Internet, dimostrando ancora una volta che sono due mezzi che possono tranquillamente convivere e anzi alimentarsi a vicenda.